venerdì 1 ottobre 2010

Messina, continua la protesta No Ponte

di Maria La Calce

Nuova mobilitazione sulle rive dello Stretto: il 2 ottobre appuntamento a Messina per dire NO all'ecomostro ed agli sprechi di denaro pubblico, SI alla messa in sicurezza del territorio.
Quello che sembrava uno spettro lontano comincia ad assumere contorni sempre più concreti.
Sono ormai iniziate, infatti, in riva allo Stretto, le operazioni di monitoraggio territoriale e i sondaggi geognostici, primo passo verso la costruzione del ponte.
Le prime trivelle sono state posizionate, l'estate scorsa, a partire da giugno, in via circuito, in zona Torre Faro. Ma, a sentire Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina ne sarebbero ormai state istallate un centinaio. Ad essere interessate dai rilevamenti non sono state solo coste, ma anche il centro, questo, ci spiega Luigi Sturniolo, della rete No Ponte fa capire come i lavori riguarderanno tutta Messina.
"È stata inoltre pubblicata,- continua Sturniolo- una mappa che illustra i cantieri previsti sia per le opere collaterali che per quelle di raccordo, che mette in luce come le aree di discarica e le cave si situeranno sopra le colline prospicienti la città e questo graverà ulteriormente sul dissesto idrogeologico della zona".
Anche due condomini, sempre in via Circuito, hanno ospitato le trivelle al loro interno, gli abitanti, in un primo momento si erano opposti, ma la società Stretto di Messina esercitato i poteri conferitigli di essere soggetto autorizzato a disporre gli atti espropriativi e così alla fine i residenti hanno accettato.
Eurolink èormai sul territorioda giugno ed ha annunciato che entro fine anno dovrebbe essere pronto il progetto definitivo ed esecutivo mentre la prima pietra verrebbe posizionata l'uno gennaio del 2011.
Intanto la situazione finanziamenti sembra essersi complicata perchè il miliardo e tre dei fondi Fas, destinato alla costruzione del ponte è stato posticipato di un anno e per le attività di monitoraggio e per i sondaggi geognostici, che rientrano nelle spese di progettazione si stanno utilizzando fondi di Stretto di Messina, società all'interno della quale confluiscono per l'82% l'ANAS, e, in minima parte RFI, Regione Sicilia e Regione Calabria".
Nonostante ciò, ancora in città molti continuano a credere che si tratti solo di una operazione pubblicitaria, di un bluff e si respira aria di incredulità.
«Se da una parte, -continua Sturniolo,- si dice che si mangeranno solo i soldi della progettazione, dall'altro in città continua la mobilitazione.
Il 28 agosto si è tenuta a Messina una manifestazione contro la costruzione del ponte, è andata bene, il numero di partecipanti circa 4000 persone, risulta essere addirittura raddoppiato rispetto alle precedenti, questo probabilmente perchè l'arrivo della trivella a villaggio Faro ha messo in luce quanto la questione sia seria.
Il 2 ottobre se ne farà un'altra, questa volta in centro città, si era pensato ad una manifestazione nazionale, ma la concomitanza con il No B. day ci ha spinto a dare un taglio diverso.
Non abbiamo spostato la data perchè il 2 ottobre sarà l'anniversario dell'alluvione che ha distrutto diversi paesi della riviera ionica e, in questo caso, la data ha un valore simbolico molto importante. Prevediamo comunque una partecipazione molto significativa, sappiamo già che ci saranno calabresi, siciliani, ma anche napoletani, romani, una delegazione di cittadini dell'Aquila e di val susini del comitato No TAV.
Abbiamo aggregato varie situazioni di precariato, guardiamo infatti non solo ad una dimensione ambientalista, ma soprattutto sociale. Abbiamo infatti contatti con licenziati dalla grande distribuzione che faranno un intervento alla fine del corteo, ma anche con i precari della scuola e con testimoni di altre realtà di disagio.
La cosa che appare lampante è che sono stati sottratti al territorio centinaia di milioni, spesi non per la comunità, ma per l'interesse di pochi».
Il fatto che a guidare l'operato dei «Signori del ponte» sia il particolarismo e il tornaconto di alcune realtà private risulta evidente dal caso del protocollo di intesa tra l'Università degli studi di Messina e Reggio Calabria e la società Stretto di Messina, e della cessione di spazi dell'Università di Messina ad Eurolink.
«L'edificio in questione, -ci spiega ancora Sturniolo, - era destinato a fare da Incubatore per attività e progetti di giovani neolaureati, Matteoli sarebbe dovuto venire sulle rive dello Stretto a luglio per firmare il protocollo ma l'operazione è stata posticipata e spostata a settembre. Tutto è avvenuto clandestinamente, la notizia è trapelata poco prima delle 13, mentre la firma è stata apposta alle 15. Il ministro non si è presentato a Messina neppure la seconda volta e si è limitato a diffondere un comunicato generico di soddisfazione. Mentre sono intervenuti i principali rappresentanti dell'Università ed il direttivo di Impregilo, presidente ed amministratore delegato.
Alla fine ad Eurolink è andato solo il 20% dell'intero edificio, probabilmente per bypassare eventuali ricorsi».
Eurolink non aveva, infatti, i requisiti per occupare la struttura dal momento che non è fatta da giovani, non si tratta di un'impresa nascente, non necessita di alcun accompagnamento al mercato ed infine la durata dell'utilizzo dei locali non appare commisurata ai limiti indicati nell'atto di concessione. La permanenza nell'incubatore dovrebbe essere di 36 mesi, prorogabile a 60 per permettere un continuo ricambio di imprese beneficiarie. I lavori previsti per il ponte dovrebbero durare almeno 6 anni.
«L'Università, - conclude Sturniolo,- fino a questo momento era rimasta sempre silente sia per quanto riguarda il ponte che per le frane, mentre interviene per un'operazione di eco svendita.
Eurolink sarà padrona indisturbata di Messina insieme a Stretto di Messina in quanto soggetto attuatore di espropri. Comune e Provincia non avranno più alcun potere».

Fonte: http://www.nuovasocieta.it/inchieste/8069-messina-continua-la-protesta-no-ponte.html

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