L'abbandono
Gli spari li sentiva ancora.
Soprattutto la mattina, appena sveglio.
Non lo avrebbero abbandonato tanto in fretta.
Aveva smesso gli abiti, i gesti, le parole.
Aveva abbandonato anche il quartiere
per non sentire più quella musica,
quell'inno sparato contro il cielo dalle auto, dalle case,
quel respiro ansimante ingolfato dalle troppe battute al minuto.
Il mattino in cui andò via c'era un sole terrificante.
Ricostruirò ogni cosa, pensava.
Rimetterò le cose al loro posto.
Ma gli spari, no. Quelli non riusciva a cancellarli.
Battevano nella sua testa al ritmo di una sconfitta.
Battevano il tempo della loro fine.
Battevano un tempo rimasto vuoto.
Sul ponte la sua mente si fermò.
Assaporava il vento sulla pelle.
Si accorse del sangue che scorreva sulla sua nuova divisa.
Non lo aveva difeso. Non era stata sufficiente.
Neanche l'abbandono è stato possibile, pensava
mentre si sentiva scivolare via.
Quell'ultimo gesto, la fuga da un luogo divenuto straniero,
si rivelava adesso un'illusione.
Non restavano ormai che delle tracce.
Sperò che non fossero abbastanza profonde da essere registrate.Il ritorno
Arrivarono nel giorno più lungo dell'anno.
Provò a cercare quei segni ormai cancellati dal tempo.
Sapeva della fuga. Sapeva degli spari. Di come era finita.
Adesso che tutto ricominciava sentiva il bisogno del ricordo.
Dall'altra parte del ponte fervevano i preparativi.
Non c'era più tempo.
Abbassò la visiera e si strinse agli altri. Iniziarono ad avanzare.
Prima lentamente, poi sempre più veloci. Fino all'impatto.
Nessuno vinse, ma erano nuovamente in guerra.
Luigi Sturniolo
"L'abbandono" è stato pubblicato in "Opere d'inchiostro : microracconti 1997 : bandiera e bandiere", Rubbettino, 1997.
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