sabato 28 agosto 2010

Il dito: un racconto di Graziano Delorda

Dal 2031, anno del definitivo abbandono dei lavori per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina (Italia), si contano 23 morti a seguito di lanci dal Dito.

In questa prima metà del 2033 si è raggiunta quota 9 decessi, registrando così un aumento della frequenza a causa dell’assenza di controlli sul Dito dopo la repentina fuga degli ultimi avamposti militari a protezione dei costruttori scappati via già anni prima.

Un unico gigantesco pilastro, attorno acqua e macerie.

Due giorni fa la giovane coppia di coniugi francesi Mark e Helen Lamertine, appassionati di lanci estremi con il paracadute da bassissime quote, per cause ancora in fase di accertamento, si è schiantata in mare durante un lancio in combinata dal Dito, salvandosi miracolosamente.

I Lamertine sono ancora ricoverati in due reparti diversi degli Ospedali Riuniti Sicilia Orientale, Mark in Rianimazione con prognosi riservata, la moglie Helen sotto osservazione in Ortopedia, vigile nonostante la frattura del bacino e di entrambe le gambe.

Il nostro inviato Matteo Lithiè ha intervistato in ospedale un’ancora scossa madame Lamertine.

  • Buongiorno madame, innanzitutto come si sente e come sta suo marito?

  • Ho visto giorni migliori, grazie. Mio marito… non so bene, è in coma farmacologico, altro non so.

  • Può raccontarci brevemente l’incidente?

  • Mark ed io avevamo deciso di festeggiare il nostro primo anniversario di matrimonio concedendoci un lancio davvero speciale. Lui aveva proposto le nuove Torri Gemelle di Kabul, sono stata io a insistere per il Dito… (singhiozzi), che stupida idea.

  • Perché proprio il Dito? Di certo non ha una “fama” invitante.

  • È vero, eravamo entrambi a conoscenza dei tanti incidenti verificatisi qui sullo Stretto di Messina: un nostro amico jumper a gennaio si è schiantato contro le onde, l’elastico spezzato... ancora non hanno ritrovato il corpo, inghiottito dallo Stretto. Non so, forse era proprio questo ad attirarci, ad attirarmi, non so (i singhiozzi si trasformano in pianto sommesso, interrompiamo la registrazione per una pausa).

  • Non voglio affaticarla troppo madame Lamertine, ancora un paio di domande e toglierò il disturbo.

  • Sì, grazie… non mi sento bene.

  • Diceva che è stata forse proprio la pessima nomea del Dito ad attirarvi qui, ho capito bene?

  • Sì, per certi versi è così. Il Dito ormai è diventato un must tra gli appassionati di sport estremi: bungee jumpers, amanti del parapendio, scalatori, paracadutisti come noi e altro ancora. Questo gigantesco pilastro sospeso sullo Stretto proprio come un dito di acciaio e cemento, infilzato giù nella terra, come un monito… e il panorama ancora meraviglioso malgrado lo scempio dei lavori. Ha letto mai dei mostri Scilla e Cariddi?

  • Certamente.

  • Ecco, forse non dovevamo rischiare tanto. C’è una sorta di maledizione in questo posto, adesso lo so, l’ho sentita pochi istanti prima di lanciarmi con Mark nel vuoto, come se la natura qui si stesse vendicando delle devastazioni subite per anni.

  • Mi permetta di chiederle… sì, come avete fatto ad aggirare i controlli?

  • Controlli? Di che controlli parla? (ride) Ha avuto modo di fare un giro nei pressi del Dito? Hanno raso al suolo tutto, non c’è più anima viva nel raggio di chilometri, le strade sono crollate, manca la luce, avrebbero fatto prima a lanciare una bomba atomica. Chi diavolo avrebbe dovuto fermarci? Chi? L’unico reale pericolo sono i branchi di cani selvaggi e affamati, mi creda, qui l’inferno non ha né giorno né notte, ed io dovevo saperlo prima, sì… prima!

  • Capito. Se potesse tornare indietro lo rifarebbe?

  • Lei non ascolta, non ascolta proprio! Non so ancora se mio marito ne uscirà vivo, probabilmente rimarrò su una sedia a rotelle per il resto della mia vita, di certo storpia a ventisette anni, vuole davvero la risposta? Eh? Allora che risposta desidera per il suo giornale? (scoppia a piangere di nuovo).

  • Va bene così, mi scusi. La ringrazio per la disponibilità madame Lamertine, i miei migliori auguri per suo marito e…

  • Basta, se ne vada… Via!!!>>.



Matteo Lithiè
Extreme
padzine, 28/08/2033.


5 commenti:

  1. Ah ah ah ci ho messo un po' a capire come si pronuncia il nome del giornalista!!! E' francese, quindi matteò! Ahah geniale... Evviva MatteòLithiè!

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  2. Grande idea Graziano!
    Concordo con questo modo di portar voce al problema Ponte, ironia, inventiva, sono cose che non devono mancare ad un movimento che esordisce con un NO. Speriamo lo leggano in molti, specie oltre Stretto.
    Forza ragazzi, ieri eravamo tantissimi ;-)

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  3. Ho letto con attenzione e sembra proprio quello che ognuno di noi immagina che accadrà. In un'epoca di cantieri aperti e mai finiti questa invenzione sa tanto di precognizione. Bella l'idea del "dito": immagino un grande dito medio innalzato proprio al centro dello Stretto di Messina, a testimonianza di ciò che i fautori del ponte stanno facendo, e non solo idealmente, a noi. Bravo davvero. Tiz.

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  4. ma non ti sei accorto che nei paragi del grande Dito si aggira un grande mostro di nome Colapesce? non sarà stato mica lui ad inghiottire in un solo boccone ciucci & company?????
    :) al mio autore preferito (deledda mio!!!)
    hahahahah

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