
Testo e foto di Corrado Speziale

Quasi
sei ore di Consiglio Comunale straordinario, convocato per discutere un
Ordine del giorno presentato da tredici consiglieri, ha fatto
bruscamente riemergere al Comune di Messina l’opaca e controversa
questione del Ponte sullo Stretto in vista dell’Aggiornamento
dell’Accordo di programma sulle opere propedeutiche e funzionali
all’opera.
Sono parecchi i motivi che hanno fatto accendere la spia
rossa sull’argomento, primo fra tutti, l’anticipata convocazione,
presso il CIPE, della Conferenza dei servizi per l’approvazione del
progetto definitivo, ancor prima che scadessero i termini fissati per la
presentazione delle osservazioni, oltre alle ultime novità derivanti
dalle varie iniziative politiche nazionali ed europee che di fatto,
riducendone drasticamente i finanziamenti e la priorità, hanno lanciato
chiari segnali di ripensamento sull’effettiva validità e funzionalità
dell’opera.
Ed è per questo che finalmente, un nutrito gruppo di consiglieri
comunali, dal colore politico differente (PD, UDC, FLI e MPA) ha pensato
di dire la propria, mettendo in guardia la città e chiedendo a gran
voce al sindaco Buzzanca di non firmare quell’accordo.
Ma non basta, perché nel Consiglio, aperto anche alla partecipazione
di associazioni ed organizzazioni sindacali, oltre alle varie
deputazioni, non sono mancate sorprese nei contenuti e nelle modalità di
trattazione dell’argomento.
“Assenti ingiustificati”, il sindaco Buzzanca, impegnato a
presenziare all’intitolazione di una scuola, e rappresentato
dall’assessore alle Infrastrutture Gianfranco Scoglio, i responsabili
della Stretto di Messina S.p.A, (Pietro Ciucci, A.D. della società, se
l’è “fatta franca” inviando una nota) e tanti, o meglio, quasi tutti i
deputati nazionali e regionali.
Hanno invece partecipato attivamente, effettuando degli interventi,
il deputato nazionale Francantonio Genovese, quello regionale Nino
Beninati, ed il presidente della Provincia Nanni Ricevuto.
Foltissima è stata la schiera dei consiglieri che hanno espresso dai propri banchi
il loro punto di vista: Paolo Saglimbeni, Nicola Barbalace, Giuseppe
Trischitta, Antonino Carreri, Felice Calabrò, Gaetano Gennaro, Salvatore
Ticonosco, Bruno Cilento, Giuseppe Melazzo, Sebastiano Tamà, Nicola
Cucinotta e Giuseppe Capurro.
Per le associazioni hanno richiesto ed avuto la parola, l’esponente
della Rete No Ponte- Comunità dello Stretto Luigi Sturniolo, Guido
Signorino, del Coordinamento Cariddi – Scilla e Cosimo Inferrera, medico patologo in pensione.
E’ stata rappresentativa anche la partecipazione sindacale,
attraverso quattro autorevoli responsabili provinciali: Pino Foti
(CGIL), Enzo Testa (CISL), Costantino Amato (UIL) e Mariano Massaro (ORSA).
Nella sala consiliare si è avuta anche una notevole presenza di
pubblico, grazie alla partecipazione di un nutrito gruppo di militanti
no-pontisti, che fuori da palazzo Zanca ha anche organizzato un sit-in
con simboli e slogan, nonché diffuso un dettagliato documento
appositamente preparato. Accanto a loro hanno preso posto gli operai
delle Officine Grandi Riparazioni di R.F.I., che ad un certo punto hanno
esposto uno striscione per attirare l’attenzione sulla loro struttura a
serio rischio dismissione con l’apertura dei cantieri ferroviari, il
cui mantenimento non rientra nell’Accordo di Programma, e una
rappresentanza di cittadini raggiunti dall’avviso di esproprio,
provenienti nientemeno che da Contesse.
In sintesi, la lunga lista degli interventi.
Pur manifestandosi possibilista sull’opera, come lo è da sempre, Nicola Barbalace
non ha nascosto perplessità e preoccupazioni: “Lo Stato non sta facendo
la sua parte sulle opere propedeutiche e connesse”, dice il presidente
della Commissione Ponte, che poi pone una precisa domanda: “Che fine
hanno fatto i piani di inserimento delle nostre maestranze e dei nostri
professionisti?”. Lo stesso mette chiaramente in guarda, manifestando
tutta la sua sfiducia: “Così facendo, metteremo la firma e poi ci
abbandoneranno”.
Invece Giuseppe Trischitta, di Futuro e Libertà, che
è anche vicepresidente del Consiglio, guarda solo in una direzione,
ripetendo una vecchia formula: “Al di là del Ponte non c’è possibilità
di sviluppo e saremo costretti a mandare i nostri figli all’estero”,
sostiene il consigliere, che poi dimostra d’avere un’idea alquanto
singolare sul movimento No Ponte, ritenendolo “un’associazione
costituita da impiegati e da persone con patrimoni di famiglia tali da
aver garantito un futuro”. E qui, la risposta dei tanti giovani
assiepati nella platea che sovrasta l’aula, è facilmente immaginabile.
L’assessore Gianfranco Scoglio,
riferendosi alla decisione sul sì o no all’opera, afferma: “Noi in
questo momento non ci troviamo a discutere se realizzare o meno l’opera.
Questa è una cosa che attiene alle responsabilità di chi l’opera l’ha
proposta, voluta, e deve portarla a compimento. Per questo mi attengo
alla volontà del Governo”. Concetto che ha ribadito ed elaborato anche
nel corso della sua replica finale.
Con l’intervento dell’on. Francantonio Genovese il
dibattito prende quota, perché l’ex sindaco dà uno scossone al consesso,
strappando applausi: “Quella del Ponte è una favoletta che non vede
l’ora di concludersi. Siamo di fronte a passaggi che, uno dietro
l’altro, hanno soltanto causato uno spreco continuo di risorse
pubbliche”. E ne trae le ovvie deduzioni: “La società Stretto di Messina
non ha più ragione d’esistere. I segnali che arrivano – prosegue
Genovese – sono quelli di un’opera che non si farà mai”.
Ma se da chi sta all’opposizione a Messina e a Roma era dato
aspettarsi tale giudizio, lo stesso non c’era da attenderselo dall’on. Nino Beninati,
che quanto a collocazione politica sta sull’altra sponda. Eppure le
affermazioni del deputato regionale hanno destato non poca sorpresa: “Il
ruolo di Ciucci in questa città è stato quello di fare passerella” ha
detto Beninati, che poi chiede: “I soldi dove sono? Ancora oggi non si
sa che opere si realizzano”.
“Alcune opere – prosegue l’esponente del PDL – andrebbero realizzate
esclusivamente prima del Ponte, se no, non si capirà niente”. Andando
poi al nocciolo della questione, dice con chiarezza che “questo Accordo
integrativo, così com’è, non si può accettare”. E propone: “Individuiamo
opere che servono al di là del Ponte”. Ed ancora: “Come si può
accettare un’opera che non si conosce? Essa, così com’è, non è gradita e
dà fastidio alla gente. Occorre mettere dei paletti su alcuni
interventi. Questo accordo è una mortificazione per le istituzioni.
Ciucci sta facendo disamorare anche chi è per il Ponte”. Spiega,
inoltre, chiaramente, la non funzionalità del progetto, in
considerazione della clamorosa assenza della cosiddetta “seconda canna”
di collegamento degli svincoli Giostra – Annunziata.
Poi ne ha anche per il presidente della Regione, che nel 2005
organizzò una manifestazione a Messina con gente portata da fuori, di
cui dice: “Del Ponte, oggi, Lombardo, non ne parla più”. L‘ultimo
avviso, tuttavia lo rivolge a chi sta avendo il compito di pianificare
il futuro urbano di Messina: “Invito l’assessore Corvaia a depositare le
nuove linee guida della delibera del nuovo PRG della città”. Come dire:
parliamo di cose serie.
Felice Calabrò, PD, va giù deciso: “Lasciamo stare
il Ponte, è una buffonata”, e sullo svolgersi delle ultime controverse
vicende legate alla grande opera, vede Ciucci come “il nodo dell’intera
questione”. Centra, poi, la questione più importante del momento: “La
conferenza dei servizi è stata stranamente convocata per il 10 novembre,
quando le osservazioni scadono a fine mese e senza aver prima
sottoscritto l’Accordo integrativo”. Per cui chiede: “Come mai tutta
questa accelerazione”? Ed ecco pronta la risposta che, visto il momento
politico, non è difficile ricavare: “Se cade il Governo Berlusconi, non
c’è più chi copre loro le spalle”. E mette, poi, in guardia da future
responsabilità: “Come Ente locale, con quella firma, un giorno saremo
chiamati a risponderne direttamente”.
Gaetano Gennaro, PD, attacca Buzzanca: “Messina sul
Ponte ha bisogno di tante garanzie, ma un sindaco che non si presenta in
Consiglio in una giornata simile, che garanzie può dare dinnanzi a
Ciucci”? E sul Ponte: “E’ un’opera che dà fastidio alla città, e che
sino ad oggi non ha fatto altro che alimentare una politica
dell’attesa”. Essa rappresenta “un modello di sviluppo non funzionale
alla città”. E conclude che, stando così le cose “nessuno tocchi neppure
una pietra a Messina, perché glielo impediremo”.
Con Bruno Cilento,
UDC, la palla, sull’argomento, rimbalza sull’altra sponda: “Parlare di
Ponte equivale a parlare di nulla. Da tredici anni tutti i governi ci
hanno preso in giro. E’ un progetto truffa”. E poi rivolge un invito al
Governo nazionale: “Ammesso che ancora esista, venga in aula a dare
conto su Giampilieri”. E ha parlato di quando si recò in delegazione da
Ciucci, per discutere delle opere compensative, ricevendo la delusione
di sentirsi dire che la stragrande fetta di finanziamenti “devono
procurarsela i politici locali attraverso quelli nazionali”.
Sulla stessa linea è il compagno di partito Giuseppe Melazzo:
“Il Ponte interessa solo a chi perpetra il meccanismo magia-soldi.
Occorre prendere coscienza che la nostra città è sotto assedio con
Giampilieri dimenticata. Con la favola del Ponte, Messina ha perso tutte
le possibilità di finanziamento alternative”. Il consigliere dell’UDC,
lancia poi una proposta per un’azione di protesta generale, di quelle
che non è usuale registrare in ambienti politici centristi:
“Organizziamo il blocco dello Stretto e delle Autostrade, con in testa
il sindaco ed i rappresentanti delle istituzioni. Ma il sindaco questo
non lo farà mai perché non ne ha la statura politica”. Niente male…
Anche Nicola Cucinotta, PD, è in linea con gli
intendimenti del suo partito, ed in senso generale, si guarda intorno:
“Vorrei vedere chi, in effetti, vuole realmente questo Ponte”, dice,
criticando i politici, dai quali non si sente escluso, ponendo una
domanda: “Cosa si può pretendere da un Governo che fino ad oggi non ha
assolutamente ascoltato i messinesi? Qui nessuno poggerà un mattone se
non c’è sicurezza e competenza”.
Sebastiano Tamà, consigliere del M.P.A., si mantiene
largo: “Chi si fa portavoce di un problema deve avere le soluzioni
alternative”, dice Tamà, che poi aggiunge: “Sarebbe stato interessante
un atto referendario”. E che in ogni caso occorre avere “respiro alto e
scenari nuovi”, e sul Ponte dice: “Prima bisogna pensare alle altre
opere”.
Mariano Massaro,
dell’ORSA, è il primo ospite “non politico” a prendere la parola:
“Dalla parte favorevole al Ponte non ho mai visto fatti, ma solo le
solite promesse. Dall’altro, invece, mi confronto tutti i giorni con i
fatti. In questo senso – prosegue Massaro – non solo il Ponte non sta
portando sviluppo, ma solo disoccupazione”. E cita, con dati alla mano,
l’atteggiamento rinunciatario, per motivi strategici, di RFI nello
Stretto, impegnata ad investire solo ed esclusivamente in direzione del
Ponte: “Prima che partisse il progetto del Ponte avevamo 4 navi, che poi
sono diventate 2, e adesso una. Abbiamo perso 1500 marittimi e le
Officine Grandi Riparazioni. Questi sono i fatti”, dice Massaro con tono
limpido ma indignato. “Non possiamo aspettare vent’anni, né per i posti
di lavoro, né per il diritto alla continuità territoriale nello
Stretto, che vogliamo avvenga con le navi”, ha poi aggiunto.
L’intervento di Costantino Amato, segretario
dell’UIL, sindacato che si era schierato a favore dell’opera, era tra i
più attesi, tant’è che qualche battuta gli è giunta anche dalla
galleria. E lui la risposta l’ha data: “La situazione è tale che
l’abbiamo fatto per disperazione, ma adesso ci vuole un progetto nostro.
Per cui – prosegue Amato – chiudiamo la vicenda Ponte che ha creato
danni e chiediamo opere risarcitorie”. Ma solleva un problema:
“Interroghiamoci su chi rappresenta la città”.
Pino Foti, della CGIL, accenna a cosa è stato fatto
finora: “L’unico provvedimento fatto dal Comune che riguarda lo Stretto è
l’istituzione dell’Ecopass”, dice Foti. “Altri non hanno avuto bisogno
del Ponte per rivendicare risorse e guardare al futuro. L’Officina
Grandi Riparazioni è chiusa su mandato del Comune per disegnare nuovi
percorsi. Ecco la questione."
Enzo Testa, della CISL, organizzazione palesemente
schierata pro – Ponte, pur stando dall’altra parte, deve fare i conti
con gli stessi numeri dei suoi colleghi: “C’è molta confusione. Poniamo
tante domande senza ottenere alcuna certezza. Nell’indotto ferroviario
abbiamo perso 2000 posti di lavoro”. E sul Ponte: “Questo manufatto ha
un senso solo se ben collegato”.
Luigi Sturniolo,
uno dei più rappresentativi esponenti della rete No Ponte – Comunità
dello Stretto, ha, con l’occasione, potuto constatare come in una
mattina vissuta in un palazzo delle istituzioni, si concentrino, tutte
in una volta, tante parole dette ed ascoltate per anni in circostanze
che si ripresentano, spesso, quasi con monotonia. Ma con la differenza
che il tutto, in quella sede, assume un significato particolare.
Intanto risponde a Trischitta: “Venga a partecipare ai nostri
dibattiti, così avrebbe la possibilità di essere messo a conoscenza di
argomentazioni che darebbero delle risposte alle sue domande, visto che
ci ha rappresentato in termini errati”.
Poi si rivolge a Scoglio: “Dice che non abbiamo un futuro e l’unica
possibilità è restare attaccati al carro del Ponte. Questa è la
posizione disperata di chi oggi non è in grado di dare un futuro alle
nuove generazioni. Non siamo qui – prosegue Sturniolo - per dibattere
sul sì o il no al Ponte, perché noi abbiamo già vinto. Piuttosto
dobbiamo decidere come uscire da questa situazione senza ulteriori
danni”.
E qui si rivolge a tutti i consiglieri, quantunque ormai fossero
rimasti in pochi: “La cosa peggiore che possa accadere è che in qualche
modo, attraverso un atto di questo Consiglio e la firma dell’Accordo di
programma da parte del sindaco, si mantenga in piedi un iter che non
porterà al Ponte ma che manterrà aperta la partita perché,
probabilmente, regalerà oltre 400 milioni di euro ad Eurolink. Parlare
oggi di opere compensative è parlare di nulla – prosegue il no pontista -
la politica della miseria è finita, perché si è internata nella crisi
economica, e Berlusconi sta contrattando la sua fuoriuscita. Tutti voi
consiglieri – conclude Sturniolo – vi state assumendo la responsabilità
di portare questa città allo sfacelo e se i cantieri dovessero partire,
si darebbe la possibilità di riempire gli impluvi di inerti, con tutto
ciò che ne consegue”.
Guido Signorino,
professore di economia all’Università di Messina, che sta seguendo e
studiando l’iter in maniera dettagliata, traccia un quadro chiarissimo
che l’assessore Scoglio segue aguzzando l’udito. “La tabella E della
Legge di Bilancio, all’esame del Senato, prevede, su proposta del
Governo, la cancellazione dello stanziamento di 470 milioni di euro,
previsto a suo tempo dalla finanziaria 2010, per la ricapitalizzazione
della Stretto di Messina S.p.A., da parte dell’ANAS”, dice l’economista.
“Facilitare in questo momento le procedure per l’approvazione del
progetto - commenta Signorino - significa farsi corresponsabili di danno
erariale, perché l’approvazione del progetto definitivo, secondo alcune
interpretazioni, può produrre l’attivazione delle penali che sono un
danno all’erario.”
Elenca, poi, alcune carenze, quelle più evidenti, che rendono il
progetto cosiddetto “definitivo”, incompleto, e quindi tutt’altro che
tale: “Non prevede la seconda canna Giostra-Annunziata; il terminal
ferroviario di Messina; il raccordo ferroviario in Calabria; ma
soprattutto, non prevede il Piano Economico e Finanziario”. Cita,
inoltre, un problema irrisolto, derivante dalle variazioni di rotta
longitudinale per le navi in transito nello Stretto, derivante
dall’altezza dell’impalcato in rapporto alla luce sull’acqua.
Ed
ecco, allora, ciò che chiede, in questa fase, il professore Signorino, e
con lui tutta la Rete No Ponte – Comunità dello Stretto: “Lo
scioglimento della Stretto di Messina S.p.A., chiedendo chiarezza sulle
penali; non sottoscrivere dell’Accordo di Programma; chiedere la revoca
della convocazione della Conferenza dei Servizi, prevista prima della
scadenza dei termini per le osservazioni.”
Dopo la replica dell’Assessore Scoglio, nella quale, in linea di
massima, ha ribadito i concetti del suo intervento precedente, la seduta
per il voto dell’Ordine del giorno è slittata al prossimo venerdì.
Ma intanto tutte le attenzioni, ora più che mai, sono rivolte a Roma,
dove la lotta contro il tempo si è fatta decisamente più ardua.
Fonte: http://www.scomunicando.it/cronaca-regionale/messina-sulla-questione-ponte-il-consiglio-comunale-se-desto
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