Liquidare la
Stretto di Messina,
chiudere la partita.
Il Consiglio Comunale convocato stamattina in
via straordinaria per discutere ancora
una volta – alla presenza delle
deputazioni nazionale e regionale – del
Ponte sullo Stretto e delle opere
ad esso connesse, propedeutiche e
funzionali, è di fondamentale importanza
per il futuro della città. I rappresentanti eletti dai cittadini infatti sono
chiamati a discutere e votare
quell'Accordo di programma che legherebbe -se approvato- il destino di Messina
ai cantieri della megaopera per i prossimi decenni. Le novità maturate nelle
ultime settimane svelano però il grande vuoto che c'è dietro le promesse legate
al Ponte sullo stretto e privano di senso gran parte del dibattito che si svolge
all'interno delle istituzioni locali. Abbiamo assistito dapprima alla cancellazione di fatto -nella manovre
economiche estive- delle tanto sbandierate opere compensative promesse alla
classe politica locale, poi all'esclusione del Ponte dalla lista delle opere strategiche
previste dall'Unione Europea nell'ambito del cd “corridoio 1” e in ultimo
l'approvazione alla Camera, con parere favorevole del Governo, della mozione
dell'Idv che nega il finanziamento pubblico
per la costruzione del Ponte. Un atto, quest'ultimo, difficilmente
definibile come un mero incidente di percorso, dal momento che si ha notizia
che la “Tabella E” del Bilancio dello Stato per il 2012 , in discussione al
Senato, prevede l’azzeramento del
finanziamento dei 470 milioni previsti dalla Finanziaria 2010 per la Stretto di
Messina.
I segnali di una sostanziale
marcia indietro da parte del governo sono dunque inequivocabili e -al di là
delle dichiarazioni di circostanza già rilasciate dal Ministro per le
infrastrutture Matteoli, dall'AD della Stretto di Messina, Ciucci e dai politici locali, i tre eventi elencati indicano una volta per
tutte l'inconsistenza in termini di
credibilità e di sostenibilità finanziaria del progetto di costruzione del
'mostro dello Stretto`. L'ipotesi –
tutta ideologica e costruita in sede locale -
di infrastrutturare il nostro
territorio e di rilanciarne lo
sviluppo intorno al Ponte e a sue spese crolla così fragorosamente, rivelandosi
tuttalpiù una favola buona per alimentare il consenso intorno ad una classe
dirigente famelica e totalmente priva di idee . Queste novità indubbiamente
positive non ci consentono tuttavia di considerare finita la partita. Così come
ai tempi del governo Prodi porre il Ponte tra le opere non prioritarie non ci
mise al riparo dal rischio di ripartenza del progetto, oggi dare per
scontata la fine dell'attraversamento stabile significherebbe sottovalutare la
possibilità di una continuazione, sottotraccia, dell'iter. Quell`iter che ha
già dilapidato centinaia di milioni di euro e che rappresenta la natura
vera della politica delle grandi opere. In questo momento sono in vigore i
contratti con Eurolink (il cantiere preliminare di Cannitello sarà consegnato a
dicembre), quello con EDF Fenice per il monitoraggio ambientale (la società ha
inquinato la falda acquifera della Basilicata, ma a Messina controlla la
qualità dell`aria), quello con il "Project Management
Consultant" e il "Broker assicurativo".
Impegni che giustificherebbero
-secondo il ministro Matteoli- il pagamento di una forte penale (dal 5% al 10% dei quattro quinti dell`importo dei
lavori, cioè da 160 fino a 400 milioni di Euro`.) in caso di rescissione. Peccato che
- a detta dello stesso Ciucci -
nel contratto fra lo Stato e il contraente generale - 'non sono previste penali fino
all`approvazione dei progetti definitivo ed esecutivo` da parte del CIPE. Prima
di allora 'Stretto di Messina S.p.A.
potrà recedere dal contratto, riconoscendo ad Eurolink appena i corrispettivi delle prestazioni
effettuate e le spese- soltanto nel caso
in cui 'il progetto definitivo e/o esecutivo comportino sostanziali
modificazioni delle opere ovvero aumenti del prezzo convenuto`.
Qualora 540 giorni (un anno e
mezzo) dopo l`approvazione del progetto, la Stretto di Messina non finanziasse
l`opera, scatterebbe una mini-penale: il 10% di costi e spese di progettazione
(meno di 30 milioni), mentre la penale vera e propria (il 'massimale` di 400
milioni) scatterebbe solamente se la società rescindesse unilateralmente il
contratto a cantieri aperti. E nessun 'cantiere del ponte` può venire aperto
prima dell`approvazione dei progetti, né tale può essere ritenuto il cantiere
di Cannitello. Nessuna penale è
attualmente dovuta, perciò. Ne potrà essere chiesta fino all`approvazione del
progetto esecutivo. Fino all`apertura dei cantieri, essa sarebbe comunque minima (non più di 30 milioni).
Ecco perché -nonostante
tutto- la Stretto di Messina SpA forza
le procedure, convocando la “conferenza dei servizi” per il via libera
all’approvazione del progetto prima che siano scaduti i termini in cui i
cittadini possano esporre al le loro legittime osservazioni.
Gli unici a poter beneficiare
di questa accelerazione sono le imprese di Eurolink, che potrebbero ricevere
dopo l’approvazione 400 milioni senza muovere un dito. Mentre a Messina
rimarrebbe il nulla.
I Consiglieri Comunali di
Messina in questo scenario hanno due
possibilità:
1) Asservirsi
ad interessi estranei alla città, approvando un progetto che sfumerà come una
bolla di sapone o renderà la città invivibile per più di un decennio;
2) Tutelare
l’interesse della città, esprimendo un parere negativo sul un progetto inutile
e dannoso.
Per questi motivi la
Retenoponte invita tutte e tutti a far
sentire il fiato della città
intera sul collo dei "nostri" rappresentanti, perché
denuncino l’intempestività della
conferenza dei servizi, e ne pretendano
l’annullamento rifiutando di esprimere un qualsivoglia parere prima di
aver esaminato le osservazioni dei cittadini.
La ReteNoPonte infine
continuerà a mobilitarsi fino alla definizione formale del procedimento di
chiusura della Stretto di Messina Spa e alla liquidazione definitiva del
Progetto del Ponte.
Messina, 7 novembre 2011. rete no ponte - comunita' dello stretto

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