domenica 6 novembre 2011

Presidio del 7 novembre: il documento della Rete No Ponte


Liquidare la Stretto di Messina, 
chiudere la partita.

Il  Consiglio Comunale convocato stamattina in via straordinaria per  discutere ancora una  volta – alla presenza delle deputazioni nazionale e regionale – del  Ponte sullo Stretto e  delle opere ad esso connesse,  propedeutiche e funzionali,  è di fondamentale importanza per il futuro della città. I rappresentanti eletti dai cittadini infatti sono chiamati a discutere  e votare quell'Accordo di programma che legherebbe -se approvato- il destino di Messina ai cantieri della megaopera per i prossimi decenni. Le novità maturate nelle ultime settimane svelano però il grande vuoto che c'è dietro le promesse legate al Ponte sullo stretto e privano di senso gran parte del dibattito che si svolge all'interno delle istituzioni locali. Abbiamo assistito dapprima alla  cancellazione di fatto -nella manovre economiche estive- delle tanto sbandierate opere compensative promesse alla classe politica locale, poi  all'esclusione  del Ponte dalla lista delle opere strategiche previste dall'Unione Europea nell'ambito del cd “corridoio 1” e in ultimo l'approvazione alla Camera, con parere favorevole del Governo, della mozione dell'Idv che nega il finanziamento pubblico  per la costruzione del Ponte. Un atto, quest'ultimo, difficilmente definibile come un mero incidente di percorso, dal momento che si ha notizia che la “Tabella E” del Bilancio dello Stato per il 2012 , in discussione al Senato,  prevede l’azzeramento del finanziamento dei 470 milioni previsti dalla Finanziaria 2010 per la Stretto di Messina.
I segnali di una sostanziale marcia indietro da parte del governo sono dunque inequivocabili e -al di là delle dichiarazioni di circostanza già rilasciate dal Ministro per le infrastrutture Matteoli, dall'AD della Stretto di Messina, Ciucci e  dai politici locali, i tre  eventi elencati indicano una volta per tutte  l'inconsistenza in termini di credibilità e di sostenibilità finanziaria del progetto di costruzione del 'mostro dello Stretto`. L'ipotesi  – tutta ideologica e costruita in sede locale -  di infrastrutturare il nostro  territorio  e di rilanciarne lo sviluppo intorno al Ponte e a sue spese crolla così fragorosamente, rivelandosi tuttalpiù una favola buona per alimentare il consenso intorno ad una classe dirigente famelica e totalmente priva di idee . Queste novità indubbiamente positive non ci consentono tuttavia di considerare finita la partita. Così come ai tempi del governo Prodi porre il Ponte tra le opere non prioritarie non ci mise al riparo dal rischio di ripartenza del progetto, oggi dare per scontata la fine dell'attraversamento stabile significherebbe sottovalutare la possibilità di una continuazione, sottotraccia, dell'iter. Quell`iter che ha già dilapidato centinaia di milioni di euro e che rappresenta la natura vera della politica delle grandi opere. In questo momento sono in vigore i contratti con Eurolink (il cantiere preliminare di Cannitello sarà consegnato a dicembre), quello con EDF Fenice per il monitoraggio ambientale (la società ha inquinato la falda acquifera della Basilicata, ma a Messina controlla la qualità dell`aria), quello con il "Project Management Consultant" e il "Broker assicurativo".
Impegni che giustificherebbero -secondo il ministro Matteoli- il pagamento di una forte penale (dal 5% al 10% dei quattro quinti dell`importo dei lavori, cioè da 160 fino a 400 milioni di Euro`.) in caso di rescissione.  Peccato che  - a detta dello stesso Ciucci -   nel contratto fra lo Stato e il contraente generale -   'non sono previste penali fino all`approvazione dei progetti definitivo ed esecutivo` da parte del CIPE. Prima di allora  'Stretto di Messina S.p.A. potrà recedere dal contratto, riconoscendo ad Eurolink  appena i corrispettivi delle prestazioni effettuate e le spese-  soltanto nel caso in cui 'il progetto definitivo e/o esecutivo comportino sostanziali modificazioni delle opere ovvero aumenti del prezzo convenuto`.
Qualora 540 giorni (un anno e mezzo) dopo l`approvazione del progetto, la Stretto di Messina non finanziasse l`opera, scatterebbe una mini-penale: il 10% di costi e spese di progettazione (meno di 30 milioni), mentre la penale vera e propria (il 'massimale` di 400 milioni) scatterebbe solamente se la società rescindesse unilateralmente il contratto a cantieri aperti. E nessun 'cantiere del ponte` può venire aperto prima dell`approvazione dei progetti, né tale può essere ritenuto il cantiere di Cannitello. Nessuna penale è attualmente dovuta, perciò. Ne potrà essere chiesta fino all`approvazione del progetto esecutivo. Fino all`apertura dei cantieri, essa sarebbe  comunque minima (non più di 30 milioni).
Ecco perché -nonostante tutto-  la Stretto di Messina SpA forza le procedure, convocando la “conferenza dei servizi” per il via libera all’approvazione del progetto prima che siano scaduti i termini in cui i cittadini possano esporre al le loro legittime osservazioni.
Gli unici a poter beneficiare di questa accelerazione sono le imprese di Eurolink, che potrebbero ricevere dopo l’approvazione 400 milioni senza muovere un dito. Mentre a Messina rimarrebbe il nulla.
I Consiglieri Comunali di Messina in questo scenario  hanno due possibilità:
1)      Asservirsi ad interessi estranei alla città, approvando un progetto che sfumerà come una bolla di sapone o renderà la città invivibile per più di un decennio;
2)      Tutelare l’interesse della città, esprimendo un parere negativo sul un progetto inutile e dannoso.
Per questi motivi la Retenoponte invita tutte e tutti a far  sentire  il fiato della città intera sul collo   dei  "nostri" rappresentanti, perché denuncino  l’intempestività della conferenza dei servizi, e ne pretendano  l’annullamento rifiutando di esprimere un qualsivoglia parere prima di aver esaminato le osservazioni dei cittadini.
La ReteNoPonte infine continuerà a mobilitarsi fino alla definizione formale del procedimento di chiusura della Stretto di Messina Spa e alla liquidazione definitiva del Progetto del Ponte.

Messina, 7 novembre 2011.   rete no ponte - comunita' dello stretto                                  

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