di Guido Signorino
La maxipenale da 400 milioni non sarà dovuta fino all`apertura del
cantiere e all`approvazione del progetto definitivo, prevista per
dicembre. Di conseguenza occorre chudere la questione prima che il danno
diventi irreparabile. Se è controverso che quello di Cannitello sia un
cantiere del Ponte, non lo sarà un altro aperto a gennaio. Le grandi
opere sono una bomba per il debito. Fermarle è interesse di tutti.
A volte ritornano. Sono le “penali del Ponte`. Riferisce il
Corriere della Sera del 5 ottobre che i ministri Matteoli e Romani non
escludono “di dover pagare alle imprese pesanti penali (…), dal
5% al 10% dei quattro quinti dell`importo dei lavori (…), da 160 fino a
400 milioni di Euro`. E sempre Matteoli, il giorno dopo, rilancia: “Ci
sono dei contratti firmati. Sarebbe assurdo tagliare i fondi per il
ponte se poi c`è una penale praticamente uguale ai fondi che si
risparmierebbero`.
Quante imprecisioni in così poche parole! È d`obbligo correggere,
rifacendosi a fonte certa e ufficiale: l`AD di Stretto di Messina,
Dott. Ciucci, che risponde il 21 dicembre 2005 a una domanda della
Sen. Donati. Nero su bianco, Ciucci spiega che nel contratto (del cui
schema la cui preventiva accettazione era condizione per partecipare
alla gara per il general contractor) “non sono previste penali fino
all`approvazione dei progetti definitivo ed esecutivo` da parte del
CIPE. Prima, “Stretto di Messina S.p.A. potrà recedere dal contratto,
riconoscendo al Contraente Generale soltanto i corrispettivi delle
prestazioni effettuate e le spese`. Motivo valido di recesso è che “il
progetto definitivo e/o esecutivo comportino sostanziali modificazioni
delle opere ovvero aumenti del prezzo convenuto`.
Qualora 540 giorni (un anno e mezzo) dopo l`approvazione del
progetto SdM non finanziasse l`opera, scatterebbe una mini-penale: il
10% di costi e spese di progettazione (meno di 30 milioni), mentre
la penale vera e propria (il “massimale` di 400 milioni) scatterebbe
solamente se SdM rescindesse unilateralmente il contratto a cantieri
aperti. E nessun “cantiere del ponte` può venire aperto prima
dell`approvazione dei progetti, né tale può essere ritenuto il cantiere
di Cannitello.
In pratica: 1) nessuna penale è
attualmente dovuta; 2) nessun importo di ristoro potrà essere chiesto
fino all`approvazione del progetto esecutivo; 3) anche dopo tale
approvazione, fino all`apertura dei cantieri, la penale sarebbe minima
(non più di 30 milioni); 4) non vi è nulla che obblighi all`approvazione
del progetto, ove lo Stato dovesse ritenere non sostenibile il costo
dell`infrastruttura; 5) ricorrono già le condizioni previste per il
recesso unilaterale (l`importo dell`opera è cresciuto del 180% rispetto
al valore di aggiudicazione e del 70% rispetto al suo aggiornamento del
2009 e il progetto ha subito modifiche sostanziali - almeno sul
versante siciliano - oltre ad essere incompleto perché carente della
stazione FS di Messina); 6) ammesso che le procedure venissero
irresponsabilmente spinte fino a far maturare 400 milioni di penale, è
falso che il risparmio dello Stato sarebbe “praticamente uguale` alla
penale: il finanziamento pubblico del ponte è il 40% del totale: a
circa 3,5 miliardi (finora), nove volte l`importo della penale.
Perché i ministri Matteoli e Romani (e
prima di loro Di Pietro) fanno terrorismo mediatico su penali che Ciucci
ha ufficialmente dichiarato inesistenti? Delle due l`una: o Ciucci ha
reso a suo tempo dichiarazioni non vere o incomplete, oppure è Matteoli
a porre oggi affermazioni non rispondenti al vero. In alternativa, il
contratto è stato modificato, alterando ex-post una condizione di gara.
Ma in questo caso il titolare di una concessione pubblica avrebbe
accettato una revisione del contratto peggiorativa nei confronti dello
Stato, con ben poca coerenza rispetto alla sua funzione di tutela
dell`interesse pubblico.
Per evitare al CIPE decisioni
intempestive basterebbe non approvare il progetto in virtù delle
previste (e presenti) condizioni di recesso. O, comunque, non farlo
prima che il Tesoro abbia materialmente conferito i soldi per la
partecipazione pubblica e SdM abbia reperito sul mercato l`intera quota
privata, invertendo la priorità di chi ritiene che l`approvazione del
progetto è condizione per la ricerca dei finanziamenti. Altrimenti
sarebbe lo stesso CIPE a determinare un evitabile rischio di danno
erariale. È bene ricordare, infatti, che nel 2006 il fallimento del
project financing per la TAV pose a carico del bilancio dello Stato
tutti i debiti dell`infrastruttura, determinando un aumento del debito
pubblico pari all`1% del PIL!
Fonte: "Penali del Ponte o danno erariale?", terrelibere.org, 22 ottobre 2011, http://www.terrelibere.org/terrediconfine/penali-del-ponte-o-danno-erariale

Nessun commento:
Posta un commento