di Luciano Marabello
Il vocabolario politico e della comunicazione che accompagna l’iter del Ponte sullo Stretto ha delle costanti linguistiche precise, apparendo come un lessico derivato da un ipotetico scambio contrattuale. Un contratto fra Territorio e Contraente Generale attraverso la Concessionaria Stretto di Messina, ma in cui la debolezza delle posizioni delle rappresentanze locali sposta la forza su un'unica parte. Al vecchio Accordo di Programma del 2003 si sono sommate le richieste del Consiglio Comunale del 2010 a integrazione dell’Accordo originario: - io ti consento, tu mi dai; io ricevo danni, tu mi compensi; io mi faccio attraversare, tu mi ristrutturi; io mi danneggio nell’impatto, tu mitighi il tuo danno e il tuo impatto attraverso un numero allargato di altre opere -.
Io Ente locale, apparentemente riceverò opere, invece foraggerò l’aumento di spesa pubblica, apparendo poi queste stesse opere, come elargizione del soggetto privato. Per come funziona il meccanismo, all’aumento di richieste locali, aumentano le competenze progettuali ed esecutive del Contraente Generale, che quindi, aggiudicatario originario della sola gara sul Ponte, dilata il suo potere fino a una pan-progettualità connessa particolarissima: senza gare-concorso, senza evidenza pubblica, senza competizione.
La natura di merce di un intero territorio è confermata poi dal campionario linguistico utilizzato: Consiglio Comunale e ufficio Grandi Opere e infrastrutture strategiche già dal 2010 elaborano una lista articolata di richieste a denominazione variabile. La classificazione del tipo di opere e progetti da inserire nel progetto Ponte utilizza termini di Interferenza, Funzionalità, Connessione, Compensazione.
Non avendo altro da dire né sul merito, né sul senso dell’intera operazione Ponte, la rappresentanza consiliare della città e gli organismi tecnici municipali traducono e interpretano l’Accordo come occasione per innalzare la posta in gioco: aumentare la quantità delle richieste, percependo Concessionario pubblico e Contraente Generale come elargitori pacifici e gratuiti di riparazioni e migliorie al territorio danneggiato.
La stessa quantità allargata di opere connesse contenute nella richiesta, sembra annegare in una natura spesso "s/connessa" di tali opere. La vertigine della Grande Opera produce la vertigine della Lista.
Da una parte i rappresentanti politici allungano la lista della spesa, dall’altra il potenziale di spesa si riduce per le emergenze economiche del paese. Il mirabolante tutto-fare Pietro Ciucci non esclude esplicitamente le aspettative, ma gironzola linguisticamente e tatticamente intorno alle richieste, non integrandole d’ufficio al vecchio Accordo di Programma. Sindaco e Presidente della Provincia simulano la voce grossa minacciando di impedire l’accordo per il Ponte se non verranno accolte le richieste, poi sempre più piccoli fanno un patto con stretta di mano in chissà quale delle tanti fasi di trasformazione alla Fregoli del presidente Ciucci (un pò presidente Anas, un po’ presidente Stretto di Messina, ma sopratutto implicita Autorità Sovra-istituzionale dell’area Vasta dello Stretto).
Condizione attuale: - Berlino è lontana, Palermo pure - del corridoio sovranazionale sembra rimasto solo il segmento locale del ponte; in queste condizioni sarebbe ovvio che le comunità locali si riprendessero lo spazio di parola e di "interferenza" con il progetto ponte. Tolto l’inganno dell’opera di interesse strategico europeo, il Sindaco, il Presidente della Provincia o persino il piccolo consigliere comunale potrebbero avere dignità di parola e riposizionamento. Ma invece no, questuano le singole opere ed operine da farsi o da completarsi con il virtuoso “Fregoli” della Stretto di Messina e/o presidente Anas. Pietro Ciucci è un quasi Governatore d’Area, ma soprattutto un grande esperto della facile comunicazione, capace di utilizzare tutte le sue armi illusionistiche e anche fattuali: spacciare il progetto definitivo come un quasi progetto esecutivo, promettere sulla Sua parola il Suo personale interesse per la città, accelerare infine sul fronte delle procedure di esproprio spiazzando la lentezza inerziale e genetica dei cittadini messinesi. Lo stesso spiazzamento, derivato dalla tempistica, rende molto vulnerabili gli stessi espropriandi soprattutto quelli che si trovano nella condizione sospesa del danno indiretto che va valutato, per quanto possibile subito ante operam, ma soprattutto nel corso dell’opera, ma che pur in assenza di lavori immediati ha come effetto immediato quello di deprezzare o meglio rendere non prezzabili in quanto non appetibili tutti quei beni in prossimità più o meno lontana alle opere in costruzione.
Ancora un peso ingombrante quello del ponte, una campata Unica sospesa, prima che sullo Stretto, sul destino e sul futuro delle città, del comprensorio e dei cittadini. Cosi come il condizionamento della città lungo 50 anni, ha impedito nei fatti scelte strategiche alternative, oggi il condizionamento deriva dal portato anche procedurale dell’opera e dall’inesistenza di un'alternativa di sviluppo che costringe la politica locale, volente o nolente a questuare persino per ricevere l’evidente danno.
Il gioco dissimulato di “richiesta”e“risposta” costruita in questi termini e con questi presupposti produce una dialettica nuova in cui ai ruoli stabiliti e codificati di "Patruni e Sutta" si sostituisce la condizione senza dialettica del "Patruni e Nenti".
U Nenti è meno che U Sutta. E si capisce che così come nel popolare gioco di carte e birra "U PATRUNI" dispone della birra (può berne quanta ne vuole), anche "U SUTTA" ha un suo potere di decisione sulla parte rimanente e su chi deve berla. Qui non essendo più neanche "U Sutta", il Territorio è diventato " U Nenti": non poteva contrattare ieri perchè troppo piccolo rispetto alle strategie trasportistiche sovranazionali, non contratta oggi perché è sempre troppo piccolo ma in più appesantito dall’ingombrante lista di richieste s/connesse , e dal fatto di avere quantificato,scripta manent, il compenso per la sua stessa vendita.

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