di Luciano Marabello
La bandiera e lo striscione No TAV e No Ponte oggi sono stati portati sul dismesso elettrodotto Enel di Capo Peloro. Quelle insegne politiche portate su in alto da corpi veri e in tensione mentale e muscolare sono una piena immagine postindustriale su un traliccio industriale di 65 anni fa, oggi il Pilonelandmark dello Stretto di Messina ha dismesso il suo senso meccanico fatto di 4 montanti con piedi imbullonati alla base e incastrati come giavellotti.
I corpi arrampicati fino ad un terzo dell’altezza del Pilone metallico di 224 m. hanno completato e umanizzano quell’intreccio metallico che si aggiunse al paesaggio in un’epoca assertiva della tecnica, restando fino dal 1953 al 1993 l’unico attraversamento stabile dello Stretto che portava i quattroconduttori elettrici dalla Sicilia al continente in una campata di 3646 m.
Quei Corpi saliti lassù hanno dimostrato fisicamente un’idea di comunicazione e occupazione di cose impossibili per parlare di cose e mondi possibili. Oggi sono tornati dei corpi su quel traliccio muto ricordandoci fra sibili di ferraglia e vento i coraggiosi e dimenticati costruttori e operai del Pilone, gli invisibili manutentori e verniciatori di tutti questi 65 anni. Oggi lassù quei corpi erano e sono dei link materiali ed immateriali delle lotte di questo Tempo.

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