venerdì 30 luglio 2010

Gurrieri (Cub Trasporti): il ponte è un paradosso, uno spreco, uno scempio


Abbiamo posto a Pippo Gurrieri, attivista della Cub Trasporti, una serie di domande sullo stato di salute del trasporto ferroviario in Sicilia e sui suoi rapporti con la prospettiva del Ponte.


1. Quali sono le attuali condizioni delle ferrovie in Sicilia?

In Sicilia si vive una situazione bloccata. La Regione deve ancora firmare l’accordo di programma quadro che la dovrebbe portare ad essere l’ente che gestisce il trasporto regionale; una firma che tarda da anni, e che pone la Sicilia tra le ultime regioni a non aver risolto tale problema. In tale contesto Trenitalia, divisione trasporto regionale, fa quello che vuole, taglia treni nelle linee “meno importanti” per spostarli su quelle “più importanti”, proseguendo una politica di smantellamento del trasporto viaggiatori su ferro nelle aree periferiche, e antepone sempre la questione dei finanziamenti pubblici a qualsiasi richiesta proveniente dai viaggiatori, dai sindacati, dagli enti locali, in genere tutte rivendicanti treni più comodi, materiali più moderni, nuovi collegamenti (ad esempio tra Catania e Fontanarossa) o il ripristino dei treni soppressi.

Il comparto merci vive la sua crisi più grande, e forse conclusiva: pochi gli scali operativi (5-6 in tutta l’isola); una quota rilevante della merce trasportata fino in Sicilia viene trasferita ai destinatari sul gommato, mentre i traghetti sono ridotti al minimo storico con corse sempre più dilatate. La sensazione dei lavoratori è che da un momento all’altro potrebbe piovere la decisione della chiusura della divisione Cargo in tutta l’Isola, come già avvenne due anni fa in Sardegna.

RFI, il gestore dell’infrastruttura, prosegue con gli interventi già programmati, ma è molto sordo alle richieste di nuovi e strategici interventi infrastrutturali, necessari al rilancio della ferrovia siciliana.


2. Come si sono modificate negli ultimi anni?

Negli ultimi anni è stato tutto un arretramento su diversi fronti. Vittima delle politiche nazionali, la Sicilia sta perdendo la gara per i collegamenti con il continente; i treni, già obsoleti, che collegano i principali centri con le città del Nord e con Roma, sono stati drasticamente tagliati oppure ridotti a treni periodici. La strategia di dismissione del settore merci, pianificata a livello nazionale, ha progressivamente ristretto i livelli di traffico, abbandonando trasporti anche pregiati che le FS gestivano in regime di quasi monopolio. La mancanza di investimenti ha reso sempre più obsoleta l’infrastruttura; i lavori di raddoppio sulla Messina-Siracusa procedono a ritmi lentissimi, tanto che la rete isolana resta per la gran parte a binario unico, con diverse tratte ancora non elettrificate. Nell’arco di circa vent’anni, da quando, cioè, è stato messo in atto il progetto di privatizzazione delle FS, che poi si è concretizzato a cavallo del 2000 con la divisionalizzazione, il processo produttivo ed il ruolo delle ferrovie si è trasformato radicalmente. Hanno chiuso centinaia di stazioni, di biglietterie, di scali, decine di officine e di depositi, di impianti per la manutenzione, di uffici. Oggi quel che esiste è un’altra ferrovia, molto più marginale di quando era statale, molto più assistenziale, molto più degradata.


3. Quali le prospettive per il futuro?

Bella domanda. Dipende di quale futuro stiamo parlando. Quello dei vertici FS si è già quasi del tutto attuato: mancano ancora dei ritocchi: un altro po’ di treni da eliminare; limitare il traffico siciliano fino a Messina, cancellando i treni diretti per il continente; chiudere definitivamente il settore Cargo. In definitiva mantenere due-tre linee (Palermo-Messina-Siracusa e forse Catania-Caltanissetta-Palermo che si interseca con la Agrigento-Palermo), sempre a condizione che ci siano i finanziamenti pubblici. Regalare un futuro di autobus sostitutivi che si aggiungono alle autolinee esistenti, e poi eliminare anche quelli; mettere in strada tir carichi di merci attestate a Gioia Tauro, e poi neanche più quelli. I ferrovieri ridotti a poche centinaia, tutti i servizi di manutenzione esternalizzati; i lavori alle linee appaltati (e subappaltati) a ditte esterne (sempre le solite da decenni). Questo è il programma già scritto, la tendenza ufficiale verso un futuro in via di attuazione.

Se dobbiamo parlare di un futuro diverso, esso non potrà che caratterizzarsi nell’esatto contrario di quanto si sta per attuare. Il problema è come fare per arrivarvi, perché è certo che le basi politico-sindacali oggi non esistono (altrimenti non saremmo arrivati dove siamo).


4. Come stanno le cose dal punto di vista occupazionale?

L’occupazione è ormai calata ai minimi storici. Poche migliaia di ferrovieri in tutta l’Isola (credo meno di 4000); con impianti dove manca il personale minimo essenziale, ed altri dove invece il personale c’è ma manca il lavoro, mancano i treni (per cui qui ci si attende nuovi tagli e l’intervento del fondo per l’accompagnamento alla pensione). Il contribuito della Sicilia al taglio drastico di personale avvenuto a livello nazionale (da 220.000 a 78.000) è stato rilevante e proporzionale.


5. Incide e come la prospettiva del ponte?

Se dobbiamo analizzare la questione ponte nel quadro sopra descritto, ne potremmo dedurre che per le ferrovie si è trattato di un grande bluff; credo che le ferrovie abbiano subito le scelte politiche che hanno deciso che le società FS dovesse diventare uno degli artefici della costruzione del ponte, per far arrivare da questo canale finanziamenti pubblici spacciati per privati, essendo le FS una SpA. Ma è evidente che il progetto ponte non coincide affatto con gli interessi strategici di FS per la Sicilia ed il Sud. Ammesso che il ponte si farà, esso sicuramente trasporterà pochissimi treni e non certo quel traffico ipotizzato nel progetto, in cui le ferrovie hanno un ruolo centrale. Il ponte è completamente staccato dalla questione ferroviaria siciliana. E’ vero, ci sono pochissimi che pensano che il ponte costringerà FS a portare più treni e l’alta velocità fino a Palermo, ma se così dovrà essere perchè desertificare la rete ferroviaria isolana e azzerare il traffico delle merci?

6. Qual'è l'atteggiamento dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali
rispetto alla prospettiva del ponte?

I lavoratori nella maggior parte non credono al ponte; si tratta di scetticismo ma anche di consapevolezza che una simile opera è inutile in una terra dove si stanno togliendo i treni e dove la viabilità stradale fa pena. Poi ognuno misura la prospettiva ponte con la propria realtà: i lavoratori di Licata, ad esempio, mettono in primo piano la mancanza d’acqua, una priorità che viene ben prima del ponte. In genere non si vede il ponte come la panacea dei mali delle ferrovie siciliane; una grande opera di là da venire e super costosa, a dispetto delle tante piccole e piccolissime opere che invece non si fanno o si rimandano da anni, e che rimetterebbero effettivamente in carreggiata il trasporto su rotaia.

Diverso l’atteggiamento delle organizzazioni sindacali, tutte ufficialmente schierate a favore del ponte, alcune con entusiasmo, a dimostrazione del connubio dei loro vertici con la classe al governo e con gli interessi delle classi dominanti.


7. Quali sarebbero le priorità rispetto al Ponte?

Le priorità sono tante, in primo luogo quella di accorciare le distanze tra i centri della Sicilia e lo stretto di Messina; attuando gli interventi infrastrutturali necessari e migliorando il parco mezzi, oggi si risparmierebbero ore nei lunghi viaggi che ormai nessuno si sente di fare da città come Trapani, Agrigento, Ragusa per arrivare a Messina.

Ma soprattutto va migliorato il traffico pendolari e, in generale, va reso fruibile il treno quale mezzo che in Sicilia dovrebbe sostituirsi all’impero del gommato. Attualmente non conviene da quasi nessun centro spostarsi in treno per un altro, tranne che in poche eccezioni; i treni delle ferrovie siciliane hanno tempi di percorrenza inferiori a quelli degli anni trenta e i collegamenti sono stati resi così complicati dalla soppressione di corse e da coincidenze assurde dettate dalla ricerca del risparmio, che chiunque preferisce spostarsi in pullman. Le linee di autobus sono proliferate anche in virtù dello sfacelo ferroviario.

Tra le tante priorità che ha la Sicilia nei campi più disparati (messa in sicurezza antisismica e idrogeologica dei paesi, bonifica del territorio, occupazione, turismo…), rimettere in sesto la rete ferroviaria sarebbe una scelta importante, rispetto alla quale il ponte è un paradosso, una provocazione, uno spreco ed uno scempio.

1 commento:

  1. Chissà perché la Sicilia sta perdendo la gara per i collegamenti con il continente!?
    Appunto per questo va fatto il ponte, non si può continuare ad alimentare il buco nero dei trasporti nello stretto, perdendo 2 ore, quando l'europa ci chiede di dare il nostro apporto alla realizzazione del corridoio 1.
    La diagnosi è corretta, la cura proposta condannerebbe a morte la nostra economia

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