Il 14 maggio il movimento No Ponte sarà nuovamente in piazza per chiedere che si ponga fine all’iter del Ponte, si cancelli la Stretto di Messina s.p.a. e si utilizzino le risorse destinate alla grande infrastruttura per opere utili ai cittadini, in primo luogo la messa in sicurezza sismica e idrogeologica dei territori e il potenziamento del trasporto pubblico nello Stretto.
Le manifestazioni del movimento sono state sempre molto colorate e plurali, caratterizzate oltre che dalle bandiere No Ponte anche dalle bandiere di tante realtà organizzate (partiti, sindacati, associazioni). Tutto ciò è stato una ricchezza. La capacità di tenere insieme punti di vista anche tanto differenti tra di loro è stata una grande prova di maturità da parte di tutti ed ha anche consentito una crescita numerica.
C’è, però, un’eccedenza nel nostro territorio (e nella nostra società in generale), che trascende l’adesione a questa o quella organizzazione, pur senza rifugiarsi nel qualunquismo o nel disimpegno. Nel nostro caso, c’è un’opinione No Ponte, qualificata da punti di vista vari, interessi vari, estetiche varie, che va oltre l’insieme degli aderenti e/o simpatizzanti delle realtà organizzate dichiaratamente nopontiste. Si tratta di molte persone (di molti attivisti, anche) che hanno in questi anni partecipato alle iniziative del movimento vivendo con sofferenza l’essere giornalisticamente identificati con questo o quel partito, con questa o quella organizzazione. Si tratta, noi crediamo, anche di tante persone che hanno vissuto come un limite alla loro partecipazione tale identificazione.
Oggi ci troviamo ad uno snodo dell’iter del Ponte sullo Stretto e del destino del movimento. Non pensiamo, francamente, che sia ancora all’ordine del giorno la costruzione del manufatto (troppe le incognite dal punto di vista finanziario e ingegneristico), ma è sicuramente in corso un’accelerazione per impegnare una certa quota di risorse pubbliche (ciò che rimane) in opere inutili, speculative e devastanti, come appunto il Ponte. Per questo dobbiamo fermarli adesso. Per questo dobbiamo cercare il massimo della condivisione ed essere in grado di esercitare una capacità conflittuale più ampia.
Pensiamo, quindi, che il 14 maggio sia necessario privilegiare i contenuti ai simboli, le nostre argomentazioni alle bandiere d’organizzazione. Si tratterà di un atto di generosità per qualcuno, ma soprattutto di una mossa affinché sia un’intera comunità a sollevarsi per difendere i propri interessi, il proprio ambiente, la possibilità di decidere del proprio futuro. Sappiamo che qualcuno taccerà la nostra proposta di qualunquismo, ma riteniamo che il nostro No al Ponte sia sufficientemente suffragato da una tale radicalità nei contenuti e nelle pratiche da potere sopportare una cessione di sovranità dal punto di vista dei simboli. Pensiamo, peraltro, che ciò corrisponda a quanto praticato, in maniera prevalente, dai movimenti: dal No Tav alle lotte contro le discariche nel napoletano, dal movimento degli studenti alla grande manifestazione dell’Aquila.
Quanto detto non ha il valore della regola. Non abbiamo, quindi, alcuna intenzione di stilare una declaratoria sulle bandiere consentite. La nostra è una proposta politica, comunicativa, organizzativa ed ha come unica finalità puntare alla migliore riuscita della manifestazione e alla crescita del movimento. Non avremmo la voglia, né la forza, per imporla. Sta ad ognuno assumersi la responsabilità di corrispondervi o meno.
Rete No Ponte – Comunità dello Stretto

ERA ORA! RIEMPIAMO LE PIAZZE!
RispondiEliminaE già che ci siamo spingiamo anche per il referendum.
Meno simboli, più idee!