di Luigi Struniolo (Rete No Ponte - Comunità dello Stretto)
Invece che nell'aula di ex-chimica il seminario sul dissesto idrogeologico del territorio messinese con l'ing. Sciacca, ingegnere capo del Genio Civile, e rappresentati del Museo del Fango si è svolto sulla scalinata del Rettorato. L'aula è stata, infatti, chiusa per ordine dei vertici dell'Ateneo con un nuovo lucchetto. Alla richiesta di rimandare a dopo il contenzioso sull'aula di ex-chimica, ma di consentire l'uso di un altro spazio per lo svolgimento del dibattito la pro-rettrice De Pasquale ha risposto negativamente.
La discussione, comunque molto interessante, è servita a fare il punto sullo stato dell'arte dei lavori di messa in sicurezza dei paesi colpiti dall'alluvione del 1. ottobre 2009 e su quanto sarebbe necessario fare per allontanare il rischio sismico e idrogeologico dai nostri luoghi. Soprattutto, è stato messo in evidenza che sotto critica è un modello di gestione urbana e che solo attraverso un profondo cambiamento culturale, amministrativo e politico sarà possibile guardare al futuro con maggiore ottimismo.
Dal punto di vista della battaglia No Ponte e delle alternative che il movimento propone è da sottolineare, sulla base dei dati forniti dall'ing. Sciacca, come i lavori di messa in sicurezza del territorio, a parità di investimento, producano un saldo occupazionale di molto superiore rispetto a quanto "promesso" dalla Stretto di Messina s.p.a. per la costruzione del "Mostro sullo Stretto".
Rimane la rabbia per la chiusura (sicuramente solo momentanea) di uno spazio che è stato per alcuni mesi una risorsa per una città ed una università che non brillano per iniziativa culturale e politica.
Rimane la tristezza di vedere in che mani è finita l'Università.
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