domenica 22 gennaio 2012

PONTE SULLO STRETTO. NON E’ ANCORA FINITA: “QUE SE VAYAN TODOS!”


di Luigi Sturniolo

Alla fine abbiamo vinto noi. Non era difficile immaginarselo. Il Ponte sullo Stretto non si reggeva in piedi da un punto di vista strutturale ed era basato su un meccanismo finanziario assolutamente improbabile. La domanda era soltanto capire quanti soldi avrebbero sperperato prima di dichiarare default. Si sono fermati a circa 500 milioni, allo stato attuale. 110 spesi nella stagione delle trivelle, un nuovo mutuo di 12 milioni acceso poche settimane fa per i lavori di Cannitello. Il territorio ha diritto adesso ad un risarcimento per il fallimento di una intera classe politica e burocratica che ha appeso l’area dello Stretto, ed il Sud in generale, ad una prospettiva inutile, impossibile, devastante, speculativa. I vari Ciucci, Buzzanca, Lombardo, Scopelliti  e amici dovrebbero trarre le giuste conseguenze e togliere il disturbo. Al di là delle colpe sull’utilizzo di risorse pubbliche, su di loro grava, infatti, la più grande delle responsabilità: quella di avere condotto un’intera area in un vicolo cieco, privo di qualsiasi prospettiva che non fosse l’impoverimento dei cittadini, la devastazione del territorio e la desertificazione produttiva. E’ possibile che non se ne rendano neanche ben conto, ma questo è il destino al quale sono destinati i territori sottoposti alle politiche delle grandi opere. O forse è meglio dire che alla desertificazione produttiva corrisponde la politica delle grandi opere. Bisognerebbe guardare meglio a quanto accaduto, ad esempio, con le grandi dighe in Africa.


“Ma che te lo dico a fare?” – verrebbe da dirsi. Eppure abbiamo anche provato a spiegarlo ad un Consiglio Comunale (quello messinese) che ancora poche settimane fa si trastullava con richieste di opere compensative, risarcimento e furbizie varie, possibili quando c’era la Democrazia Cristiana e si poteva creare debito. Ma, che vogliamo farci, oggi non ci sono più i democristiani di una volta e il debito pubblico annuncia già il fallimento prossimo futuro. Abbiamo provato a spiegare al Consiglio Comunale e alla Giunta (Buzzanca, chiaramente, non si è fatto mai vivo) che stavano puntando su un cavallo morto, che non si trattava più di disputare su “Ponte Sì/Ponte No”, ma che, comunque, il Ponte (fossero stati aperti o meno i cantieri) non avrebbe portato alcun vantaggio al territorio.

Il Ponte definanziato l’abbiamo già vissuto. Era il tempo del Governo Prodi e la pressione del Movimento No Ponte aveva indotto il governo di centrosinistra a mettere il mega-mostro in sonno. Colpevolmente. Il Ponte andava cancellato e con esso la Stretto di Messina S.p.a. e il contratto con Impregilo. Ad un Berlusconi nuovamente in sella è stato, infatti, facile rimettere in moto la macchina. Per questo oggi è necessario chiudere la partita, rilanciare l’iniziativa, bocciare il progetto e fare quanto il Governo Prodi non ebbe il coraggio di fare. Soprattutto non va riconosciuta alcuna penale e alcun debito con i grossi contractor che si nutrono da anni del debito pubblico che saranno tutti i cittadini a dovere pagare.

Noi non ci fermeremo. Vogliamo che i soldi originariamente destinati al Ponte vengano investiti nell’area interessata dal mostro sullo Stretto. Innanzitutto vogliamo un grande investimento nella sicurezza del territorio e nella difesa del suolo, nelle infrastrutture di prossimità (ferrovie, strade, scuole, cultura) e nel welfare. Staremo, comunque, al fianco di chi ancora si batte contro opere devastanti e speculative come la Tav e ci opporremo alla costruzione di nuove bolle speculative sui beni comuni (acqua, istruzione, trasporti).

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