La notizia che entro 30 mesi l’Officina Grandi Riparazioni ferroviarie di Messina verrà smantellata per la consegna delle aree necessarie alla costruzione del Ponte sullo Stretto dimostra che l’iter della mega infrastruttura contribuisce a smantellare quel poco di attività rimaste in una città che versa in uno stato di grande difficoltà.
La perdita di 130 posti di lavoro che ne deriverebbe dimostra che l’iter della mega infrastruttura consuma risorse pubbliche (110 milioni solo per il progetto definitivo) e cancella posti di lavoro.
Ancora una volta appare evidente come Messina, e l’Area dello Stretto in generale, non trarranno alcun vantaggio dall’iter del Ponte, mentre a profittarne saranno le imprese consorziate in Eurolink e gli studi di progettazione.
Ci sarebbe da chiedersi, peraltro, chi occupa al momento l’incubatore d’impresa ceduto dall’Università di Messina a Eurolink, visto che il consorzio ha di recente licenziato i suoi 17 dipendenti (tra i quali gli unici 6 messinesi su 125 impiegati nei cantieri dei sondaggi geognostici).
Il progetto di costruzione del Ponte sullo Stretto è un meccanismo a carattere speculativo che nulla ha a che fare con lo sviluppo e i fatti lo stanno dimostrando.
Resistere all’aggressione che questa città e questo territorio stanno subendo è diventato un imperativo ineludibile.
Battersi affinchè i soldi pubblici destinati al Ponte vengano utilizzati per infrastrutture di prossimità (messa in sicurezza del territorio, trasporti pubblici, infrastrutture viarie, edilizia scolastica, verde pubblico, bonifica dei territori) è indispensabile per garantire un futuro ai nostri luoghi e ai suoi abitanti.
Il 14 maggio tutti in piazza contro il Ponte.
Che il 14 maggio sia una giornata insorgente per la popolazione dello Stretto.
RETE NO PONTE – Comunità dello Stretto

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